Un sogno al contrario
Un idiota vessillo umano
piantato su superfici orbitanti
miliardi di anni dal tuo io.
Uno schiocco di dita
e il ritorno inesorabile dalla luce dell’infanzia
al buio di occhi in viaggi tristi.
Esploravamo spazi e distese immense,
con le mani protese verso la solitudine,
nonostante la moltitudine di volti
e di voci su certe onde radio.
Un sussulto di te
mi assale al risveglio,
con il tuo collo esemplare da giungla
e la sagoma lunare delle tue spalle
mi accechi di solida presenza
e il tuo cuore
riempie ogni spazio:
avevo solo vissuto un sogno,
un sogno al contrario.
©
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