Nelle fauci del male
Sento il respiro del male ora:
m'infonde il suo essere,
quel gelido respiro,
la pelle m'increspa
sin su le gote di cera:
sussurra parole di morte
Sento la mano del male ora:
che mi stritola dall'interno
viscere e spirito inquieto
e sento anche il suo veleno
che la ragione m'abbandona
e la mente disperde nell'oblio
del male un mare di dolore.
Col sangue e col sudore loro
dicono di liberare il corpo
e la mente e lo spirito
ma io dico forse
sarà come raschiar
una macchia di peste
dal polmone putrido
d'un fumatore
con carta vetrata
di denti aguzzi di drago.
E per chi soffre dicono
che il soffrir rende
più forti ma io or dico
per questo nudo sentimento
e questa nuda perversione
che il soffrir rende:
più strani.
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Commenti (1)
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Anna6226 maggio 2015
Certamente che se si identifica il dolore con il "male" allora non c'è rimedio, nessuna luce, perché il male, diversamente dal dolore invade ogno sfera dell'esistenza, mentre il dolore è più preciso, puntuale e lascia spiragli... La sofferenza diventa uno stato e intacca ogni percezione. Non condivido la chiusa, perché, secondo me toglie tragicità a quanto espresso prima e lo fa in modo frettoloso, riportando in superficie quel sentore che, invece mina nel profondo.
