Avremmo voluto piangere la neve
Hariseldom
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Scalzi sull'erba
con le pietre che segavano le dita
stanchi del nostro viaggio
a due passi dal meridiano
cercammo da bere alle monache.
La madre superiora sollevò la veste
sotto aveva un cesto d'uva
e gambe bianche rovinate dal tempo.
Mangiammo per dissetarci
io e i quattro amici invecchiati
con i capelli unti d'olio di palma
e le dita sporche di terra.
Mangiammo quell'uva e la monaca rideva
quattro denti di meno
e un figlio segreto in galera
in quel tramonto l'Occidente figlio di Eva.
Tracciai sulla terra un cerchio e una stella
e uno di noi sapeva cantare
io in silenzio mi pulivo la bocca
mentre le suore rientravano in convento.
Era quasi notte
e dormire sull'erba era sconveniente
pasto di insetti e scarafaggi dal nero manto.
Così tutti quel giorno
avremmo voluto piangere la neve
ma eravamo sporchi di sangue e uva
e non si distingueva colore da morte.
Il villaggio lontano fumava
e le madri gridavano al loro Dio
noi soldati dell'impero
con le nostre camicie nere
sporche di guerra e di morte
si
avremmo voluto piangere neve
e capire perché eravamo finiti
tra i sassi e la storia d'Omero.
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