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Introspezione 2 luglio 2015 · lettura 2 min · 3470 letture

In cerca dell’assoluto

Pasquale Farallo 276 poesie pubblicate
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Umilmente mi aggiro nei vicoli della mente di notte, tra rivoli di sapienza alla luce di una fioca vampa, novello Diogene, in cerca dell’Assoluto: La divina conoscenza che mi strazia e mi consuma ma sfuggente non mi arride. S’intravvede, poi mi fugge mi sogghigna e si dilegua dilaniando il mio sentire con il suo ingannevol dire. Come Tántalo e il suo supplizio io la tocco e non la vedo la sento ma non la possiedo ad essa mi abbevero ma non mi disseta e sconsolato riprendo il mio cammino... A fatica ascendo tra le aspre rupi del sapere e scoscesi dirupi dove la mente si smarrisce e l’anima s’inebria di ascetiche esperienze confutando le inutili insipienze, d’ambrosia e di miele di vino e di mistico assenzio come in un iniziatico convegno Ma in questo mondo cupo e astruso ella non rivela la sua essenza e l’aletheia, ultima dea, ne rimane ben celata. Sempre vano è il desiderio di chi la cerca e non la trova ché sol da lungi potrà vederla e mai nessuno la farà sua nè tantomeno potrà sfatarla
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Grande è il dire, ma poca cosa è espimere il sentire! Il cuore umano è troppo piccolo per contenerlo interamente...

L'autore
Pasquale Farallo

La poesia mi incanta, mi affascina, mi esalta, mi accompagna, è lo specchio della mia anima, perchè mi fa sentire vivo. Essa è l'unico modo, a me più congeniale, che mi permette di esternare le mie sensazioni, le mie emozioni, anche le più profonde e recondite, rendendo possibile condividerle con gli altri. La poesia p

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Commenti (3)

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Azar Rudif3 luglio 2015

L'istinto della ricerca è il filo che ci collega all'assoluto. Dentro di noi sappiamo e sentiamo che esiste, ma possiamo coglierne solo quella parte che ci appartiene. Per il resto, sappiamo solo che ne facciamo parte e potremo comprenderlo solo cambiando prospettiva visuale.

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D’Urso Marino3 luglio 2015

la sete del sapere è sempre stata l'esigenza primaria dell'intelligenza umana ed è così sconfinato che approcciandosi si è colti da vertigini come di fronte a un baratro minaccioso e profondo.

Galante Arcangelo13 giugno 2018

Curiosa storia, inerente ad un viaggio mentale, atteso con ansia e affrontato con un’anima piena di aspettative, per il luogo destinato. Scorrevole è la lettura e chiare le descrizioni che definiscono i giorni contrassegnati dalle esperienze interiori del poeta, nonché lo spettacolo di una realtà, assai differente rispetto a quella, forse, già impressa nella memoria dello spirito. Il testo suscita interesse per il comportamento adoperato nell’affacciarsi all’emozionante avventura. E quando si visitano posti sconosciuti, si riparte con un bagaglio ancora più pieno, poiché ricco di sensazioni e percezioni, masticate durante il percorso fatto. La ricostruzione particolareggiata della situazione argomentata mi è stata gradita.