Tempio del sentire
Gabriele Della Cornia
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Mi manca di guardare negli occhi
la donna che da piccola,
accarezzava le montagne dal finestrino,
anelando desideri di crisalide.
Finì nella tempesta delle acque nere,
torvi e rossi i tuoni della rabbia,
la salvezza era come il risalir
su dune di sabbia scoscesa.
Fu il lesto tempestare a riordinare,
salvaguardando il tempio
dei trascorsi affetti e di veder proprie righe storte,
che dal passato tornano come flutti
a voler guardare gli urli implosi
di cicatrizzato dolore.
Adesso si muove d’occhi d’aurora,
ascolta in sé il suono di crepitii di luce,
seduta nell’ampio salotto, gode
di sax struggente, mentre con la chitarra
in mano dà privato ordine al suo sentire.
©
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