Lichene

Chioma innevata sulla tua nera
io sono il tronco incavato, tua tana
tu che attendi la primavera
vicina al passato, ancor più lontana.
Sono rifugio per il coniglio di neve
inseguito dai lupi nella lor caccia,
tu che ti posi sui miei rami lieve
e infetti la corteccia mia marcia.
Tu, tanto candido quanto codardo
cogl'occhi rossi troppo irrequieti
bisbigli, sussurri che sei in ritardo
lo dici ai cespugli, i tigli, gli abeti.
Fiorisci tra i rami come giglio tardivo
goccia caduta dalle vene annerite,
nella tagliola del Lupo Cattivo
vai già leccando le tue ferite.
Sei lichene d'un verde malsano
imperlato di ghiaccio ustionante,
indossi la febbre come pastrano
in un morso sei luna calante.
Le punte arrossate. M'hai perso
sono dita intirizzite dal gelo,
mai alle labbra m'hai preso
per sciogliere il brinoso velo.
Gl'ingranaggi si copron di ruggine
al tocco umido della bruma,
protesi cardiache che cigolano rigide
non più impulsive come la spuma.
Così ti s'avvizziscono i bronchi
tu che hai un solo respiro gelato,
ti scrosto, marciume dai tronchi
marchingegno che mai m'ha amato.
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L'autore
Elizabeth Nightley
Eccomi. Sono una ragazza qualsiasi, nata un giorno qualsiasi (con molti nove), che trascorre una vita qualsiasi e tra questi qualsiasi-qualsiasi-qualsiasi senza fine, a volte spunta una poesia. Anche quella qualsiasi, certo, ma le poesie hanno un quel qualcosa in più che c'è e basta e nonostante cerchi di capire il pe
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