Ti guardo, e ricordo
Saverio Chiti
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Ti guardo, e ricordo quelle risa argentine di bimbi
che a fianco a te correvano giocosi a piedi scalzi
fra schizzi e schiamazzi nel susseguirsi delle ore
in quei placidi pomeriggi di luglio.
Poi, tutto è finito, ognuno per la sua via
lontano da quella casa sul fiume
lontano dalle facce amiche
e da quel sapor di poesia che allora abitava nei nostri cuori.
Gli anni passano, caro amico mio
tu, che così sempre rimani
mentre io vado a fondo.
Ti guardo, e ricordo il suo viso
quella cascata di riccioli biondi ad avvolgere gli indulgenti occhi
di un verde profondo;
di lei tutto mi rimane nel cuore
e nell’anima, dove ancora risiede
e con rubate carezze seppe entrare.
Elsa era il suo nome, nome antico d’allora
così come lo era per sua nonna e ave addietro,
ora non mi rimane che il pensiero mio, tetro
di una vita buttata fra le tue chiare acque;
e là dove nacque un amore
solo il lento scorrere del fiume mi riportano i suoi baci
là dove tu eri presente e ancora lo sei
a far da contorno ai pensieri miei.
Ti guardo, e ricordo
quel suo corpo acerbo, desideroso d’amore
ricordo che ancora conservo
nonostante non sappia più, dove è andato...
Or scorrono lenti i miei ricordi
e come le tue acque formano flutti che innanzi a me, diventano vita.
©
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L'autore
Saverio Chiti
“ Gli uomini stolti si perdono ai confini della ragione, e spesso è nella follia, che trovano rifugio “ non so se faccio parte dei primi, e quindi ancor oggi vivo la mia ragione d'essere, oppure il mio Essere trova rifugio nella pacata follia del domani... nel dubbio, mi cibo d'ogni essenza... amo riflettere ad
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