Me viè da piagne
Felice Di Giandomenico
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Tutti i giorni me c’arrovello
a vedè sta pora città mia annà ar macello.
Na vorta se poteva parlà de na leggera brezza
ora n’vece se sente solo puzza de monnezza.
Li mezzi pubblici so tutti affollati
se pija foco l’i dentro
e te viene solo da di:
qui me sembra dell’inferno l’epicentro.
C’è poi quarcuno che continua a ride:
ma che te ridi?
Nun vedi che sta annà tutto a puttane?
Quante ne devono passà ancora
de settimane?
A vedè nà pora vecchia che se soffia
cor ventaglio
mentre uno te se struscia accanto
e t’accora co quell’odore d’aglio.
Roma mia che t’hanno fatto?
cerca da ritornà
quella che eri.
Te rivoglio contemplà
com’eri ieri,
alla faccia che di chi oggi come no scemo
se la ride
e lentamente co quella faccia da cazzo
te sta a uccide.
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L'autore
Felice Di Giandomenico
Sono nato a Roma il 19 settembre del 1961. Le mie, più che poesie nel senso stretto del termine, sono momenti impressi sulla carta che esprimono stati d’animo particolarmente intensi in cui, il desiderio di scrivere "un qualcosa" che possa descriverli, diventa particolarmente forte. Momenti che si presentano di solit
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