Una conchiglia violentata dal mare
Cilenti Emanuele
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Con furia e violenza tu m'investi,
tra schiaffi di onde
e calci di flutti
tu fai di me ciò che vuoi,
mentre io inerme,
tremando dal freddo,
che solo la paura può farti provare,
rimango aggrappata a quello scoglio
cercando un riparo.
Passano i giorni,
passano le notti,
ma il tuo odio m'investe sempre
con inaudita violenza.
Grido a mio padre sole,
grido alla mia madre luna,
grido alle mie sorelle stelle,
la mia preghiera rimane solo questa:
un urlo disumano e niente più.
Le mie lacrime
più salate del mare che abito,
l'anima portata dal vento
che gonfia le vele
di barche di speranza,
ormai troppo lontano per chiedere aiuto.
Mentre tu col cuore di pietra
infili il tuo metallo ed il tuo fuoco
nelle mie carni,
io sanguino fino a morire,
son felice di morire,
mi sveglierò e vivrò felice,
tu invece morirai dannato
e lontano da Dio!
©
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Cilenti Emanuele
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