La Madam peccatrice
Rosaria Catania
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Sospirava quel morbido rossetto,
su quelle labbra infreddolite.
Faran ombra l'ombrello verde
ed il mascara sciupato,
sulle lunghe ciglia finte.
Abbrancava la sera,
nel crepuscolo,
fra rottami e spazzatura,
su stivali col tacchetto mozzato.
Non un uomo che le vuol bene,
bestemmie canzoni con aurore buie,
di sconosciuti esseri senza volto.
Labbra incollate,
di whisky e sigarette
notti profane gelide e fredde.
Questo sarà l'angelo del piacere,
su carovane se ne va a consolar diavoli,
di marchesine santarelline,
di flosci amor finti e finiti.
Dall'età lasciva,
non negava la nefasta corona,
quell'anima mesta,
di peccatrici,
di donne latte e miele.
Lapidar la forbice,
dal corpo di condanna,
sul petto e gambe in vendita,
dai mille perché l'han fatto.
Nei camposanti ne son pieni,
delle bellezze di strada,
regalavan sfingi a cuori infelici.
Non un aratro ne stermina tanto,
nell'ansia della sete del costei,
che appagava della sua schiavitù,
nel denaro.
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Rosaria Catania
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