Vecchio clown
Cosa ci faccio qui
con i miei pantaloni larghi
da profugo
in questa vita stretta come
una notte inconclusa?
Ad est di qui
relitti di vocaboli inadeguati
per una memoria d’infinito,
porte spalancate
su deserti senza nome,
nomi senza volti,
senza tempo,
sperduti in una eternità
breve come un respiro,
e ancora amori anonimi
che vagano nelle direzioni
di passioni mai sopite,
di canti stonati e
di nenie ataviche,
stereotipi sparsi per
la sabbia dei pensieri
come lattine vuote.
Cosa ci faccio qui?
Meglio attendere, allora,
la fine di un cosmo,
e ritrovare un sogno
nel sorriso beffardo
di un vecchio clown
al termine dello spettacolo.
©
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Commenti (1)
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adriana sini5 agosto 2015
so che ti chiederai il perché io abbia usato proprio l'avverbio "inspiegabilmente" e allora ti anticipo e mi spiego meglio: dall'inizio alla chiusa racchiudi come in una conchiglia i suoni di una vita sospesa, e la domanda che ben 2 volte ti poni genera in me il disagio di chi si trova davanti ad uno specchio a guardare un viso che quasi più non riconosce come il suo... vaneggio lo so! ma non so come farti capire che è bello ciò che scrivi perché genera disagio, smuove le acque più torbide dell'anima...