891 lettori online · 354.847 poesie · 7.565 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Riflessioni
Riflessioni 8 agosto 2015 · lettura 1 min · 1837 letture

Fugaci transiti

Anna62 196 poesie pubblicate
+ Segui
Fugaci transiti, corpi interposti ad occultare l'oltre: piccolEclissi. Riemergere subitanea su buchi neri d'incuria in bilico sui bordi. Bastasse la voce, quando, su una grammatica interrotta, la parola non sa posarsi, quando il verbo non sa chiamare a sè. Piovessero, goccia a goccia, litanie d'acqua vedrei uno specchio di spaesamento sul fondo atavico di cementate sfiducie o, forse, l'occhio di un dio traghettarmi in tenerezza. Posso solo allungare le braccia a tradurre un bisogno per le mani che mancano all'amore. Fugaci transiti, poterli chiamare per nome, un nome qualunque per farli voltare. Prima che la vita si volti e mi lasci sul bordo, senza lessico, come cane abbandonato sul ciglio che non sa guaire neppure alla sua pena.
♥ 0 💬 4
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Scrive Lia: quasi spleen? Si, ma non decadente: un po' come sfogliare "i fiori del male" e intanto aspirarne il profumo. Dal male trarre un bene che valga per sè. Dedurre la bellezza proprio mentre sfugge dalle mani è già una lezione di vita. Nel penultimo verso, attraverso cui esprimo il desiderio di poter dare un nome a tutto ciò che ci attraversa o solo ci sfiora, un nome qualunque purché si volti, perché se si volta io esisto, c'è un superamento dello spleen. E davvero io credo che pronunciare un nome significhi chiamare a sè e nello stesso tempo andare verso l'altro. Credo che senza quel riconoscersi dentro qualcuno e qualcosa siamo ben poca cosa, siamo come cani abbandonati incapaci di guaire alla propria pena, tanto e tale é lo sconforto.29 gennaio 2016
L'autore
Anna62
Tutte le opere →

Commenti (4)

Accedi per lasciare un commento.Accedi
Enrico Baiocchi9 agosto 2015

Leggendo questa lirica mi torna alla mente il famoso quadro "l'urlo" di Munch, dove la figura umana viene quasi spogliata della consistenza scheletrica, dove la falsità e l'indifferenza degli esseri sembra scivolare nel moto ondoso delle correnti e dei venti, dove l'anonimato sembra garantire la felicità e per contro l'identità il rischio di essere coinvolti nel dramma di chi ci circonda, una spirale che l'autrice sembra voler spezzare etichettando quei "fugaci transiti", chiamandoli e contringendoli a fermarsi, per sentirsi viva e parte attiva di un paesaggio finalmente umano. Ho voluto così interpretare una esternazione comunque intima e sincera che ho molto apprezzata.

Luciano Capaldo9 agosto 2015

Intimistica poesia dalla quale scaturisce una grande sensibilità che si scontra con l'edonismo di questo mondo... immondo in cui spesso ci si sente un di più . La normalità spesso viene additata. Bellissima poesia.

Bruno Leopardi9 agosto 2015

Questa stupenda poesia parla al lettore come se fosse davanti a se. Ogni suo verso, racconta un racconto che supera le parole. L' ultima strofa é struggente per la suggestione che trasmette a chi legge e l'anima che senti presente. Riflessione profonda e di spessore.

Daniela Zarriello11 agosto 2015

Una persona Anna di non comune profondità e bellezza interiore che dimostra una acuta capacità d'analisi dei sentimenti e dell'emozioni scaturite dal vivere in questa società fatta di molta superficialità e banalità sia nei rapporti umani che nei valori di vita. È vero che senza gli altri siamo ben poca cosa, essi sono lo specchio che ci rimanda la nostra immagine e, non vederci riflessi, essere ignorati è la più grande crudeltà che ci possa essere fatta. Poesia scritta con una maestria e capacità tale da coinvolgere nella sofferenza interiore così ammirevolmente esposta anche il lettore. Il mio plauso!