Ciclo
Carmelo Di Stefano
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Come fiumi che sfuggono ai monti
vaghiamo le impronte già spese,
verso i cieli di altri orizzonti.
Ingrati del grembo che schiuse
le soglie alla vita, e di braccia
che diedero amore. E distese
raccolgono ancora la traccia
del piede e l’azzurro dei volti
inventati. E distante è la spiaggia
dei sogni e dei mille risvolti.
Da spruzzi d’argento e risate
son gli animi spesso sepolti.
Poi il vuoto si apre e cascate
sconvolgono il quieto cammino.
A valle, ché ormai rassegnate
d’eventi che impone il destino,
proseguono l’acque e l’ardore
è un fioco respiro, è il declino
che piega le ali. E il chiarore
dell’alba dei monti è del tempo
un ricordo perduto. E l’amore...
Poi il mare, l’assurdo e quel vento
che infrange le onde. La morte.
O è solo un istante, un momento,
l’inizio alla fine? E se porte
s’apranno a un sole che aggiorna?
E’ del fiume l’identica sorte:
or nasce, poi muore, e trasforma
quel sole le acque nei canti.
S’invola nel cielo, poi torna...
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Carmelo Di Stefano
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