Narcosi d'estate
Giorgio Lavino
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Odo voci inzuppate di sudore
e mi nascondo per non farmi trovare.
Sento schiamazzi far festa nel cortile
e a stento riesco a tapparmi le orecchie.
L’acqua senza fatica scende
dalla testa ai piedi.
Con affanno riesco a tamponarla
per non annegare.
Le mani fremono per dire la loro
ma hanno pietà
e non mi fanno soffrire.
I piedi vogliono liberarsi
dalla sosta obbligata
ma l’arsura li tiene lontani
dall’uscio.
I pensieri sono andati tutti
in letargo in attesa
di una brezza amica
che li svegli per non farli
morire nel sonno.
La voglia d’amare bussa alla porta
la caccio via pregandola di ritornare
a settembre.
©
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
Commenti (1)
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Luciano Capaldo13 agosto 2015
Quando la calura abbatte fisico e mente. L'inattività quasi una narcosi blocca il nostro ritmo e l'unico desiderio è quel refrigerio, di settembre, che ridona forza e velocità. Vei versi, adatti sicuramente.

