Nebbia
Nebbia,
essenza di vita perduta,
tacita custode di mille esistenze.
Nebbia,
e, tra le tue tenui spire,
fantasmi tinti di bianco
vagano alla ricerca
d'una porta nascosta,
d'un ignoto traguardo
perso in un lontano passato.
Nebbia,
nebbia vagante che accarezza
con le sue fredde mani
campi odoranti morte
nascondendo il triste desio degli sciacalli.
Nebbia,
nebbia suadente che accoglie
tra ordinari filari d'alberi
a malapena intravisti
i sospiri clandestini dei teneri amanti.
Nebbia,
nebbia avanzante nella quale
lentamente tutto svanisce
nel soffuso ovattato del grigio.
Nebbia,
e, nella nebbia,
col volto seminascosto
dall'alternarsi di luce e di nero,
di chiaro e di scuro,
di visibile e di occultato,
seguo la ghiaia del sentiero
a malapena illuminato
dalla lanterna che m'orienta,
eremita
vago
alla ricerca
di quella porta
che hanno in comune
Inferno e Paradiso.
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano13 agosto 2015
E' molto significativa questa poesia, scritta dal poeta quando era ancora assai giovane. La nebbia, questo elemento della natura tanto presente in Val Padana e purtroppo quasi assente altrove, è una metafora della vita: custodisce le esistenze, invoglia alla ricerca del passato, è allo stesso tempo una rappresentazione della morte ma anche dell'amore nascosto, ed in quel suo grigio colore, proprio come in ogni vita seriamente considerata, inferno e paradiso si confondono, luce e tenebre si alternano. Beati quei paesi che conoscono la poesia della nebbia ed i suoi reconditi significati!