Un compagno chiamato dolore
Alfredo Mercutello
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Girerei tanto e forse ancor di più
se solo inerme insieme occupassi
nel tendere del cerchio il suo raggio
l'acido spartano centro del dolore
e sì che saranno spazi di piacere
rocamboleschi stridori di morfine
fluttuanti megeri viaggi psichedelici
i soli varchi d'accidia conclamati
a spasso coi sospiranti pensieri divelti
a far da paceri tra le infime posizioni
rette circonferenze a sfere quadrate
negli infiniti segmenti dell'ultimo stadio
il dolore parve d'esser democratico, parve.
©
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