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Sociale 10 agosto 2007 · lettura 3 min · 1499 letture

Il campo sportivo

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Michele Serri 398 poesie pubblicate
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Lo stretto sentiero seguiva erto il greto del torrente che tumultuoso correva sassi slavati levigati dalla corrente scrosciavano dei frantumi dell'acqua una fitta boscaglia come una conchiglia circondava e chiudeva quel luogo selvaggio ed era intima quella celata frescura accaldati e gioiosi seguivamo il sentiero verso il mistero del nostro miraggio non esisteva il tempo ma come per caso eravamo nello stesso luogo nel medesimo tempo un istinto ci trascinava come l'animale che senza vedere sa dove andare salita la balza lo spazio si apriva e scendevamo la china per dilagare nel campo ed il nostro miraggio diventava coraggio finalmente raccolti nel campo sportivo linee contorte con lo sputo tracciate pali sconnessi incastrati per caso erba divelta erosa dai piedi arida terra bruciata dal gioco verso i campi tutto si apriva senza steccati e senza padroni come api attratte dal miele correvamo dietro alla palla eravamo un sol mucchio tanta era la foga squadre confuse inventate all'istante dal dito potente del più competente un grande da un lato uno dall'altro e poi i piccoli alla rinfusa compresi non c'era numero e posto per tutti nessuno del gioco veniva vietato era una festa una festa di passione dove il gioco era il solo padrone il sole era tramontato e la breve penombra aveva lasciato il luogo al buio più fondo quando gli ultimi calci ancora seguivano ostinati l'invisibile pallone tutto ritornava silenzio nel vasto campo e soli o a gruppi ritornavamo alle nostre case gioiosi ed appagati certi che il domani ci saremmo ritrovati sto seduto adesso dove balzava giù la china c'è ora una gradinata dura e cementata mi guardo intorno assai sgomento tutto è cambiato di quel passato non più spazi aperti e incolti campi ma solo case ostili e chiuse tronfie ed arroganti di privata boria sembra svanito il campo dei nostri gioiosi giochi non è più lo stesso tutto è diverso recintato e privato sa di proibito perfidi cancelli ne uccidono la gioia linee tracciate con certosina cura intatti legni squadrati e levigati un prato patinato da maniacale lena pare un'operetta la sua fine erbetta arrivano i bambini con le loro madri come signorini in macchine ostentate raccomandazioni esagerate e a tutto attente fiammanti divise e borse firmate più che bambini sembran soldati pronti per essere inquadrati ci son tanti generali a guidare i rituali un due tre un due tre quanto supplizio questo esercizio frustrar passioni per allevar campioni non partecipare ma primeggiare questo è l'obiettivo di tale imperativo sentendomi un marziano silenzioso m'allontano.
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Commenti (3)

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Maria Francesca10 agosto 2007

Bella scrittura, per questi versi che evocano un tempo nostalgico di cui i bambini oggi sono privati, molto attuale,

Triste10 agosto 2007

”Sentendomi un marziano silenzioso m'allontano” Stupenda conclusione... ma è consolante che in questa Terra non vivano soltanto gli umani... ogni tanto qualche marziano stimola la riflessione e non sarebbe male dargli ascolto... Molto bello il contrasto con cui hai descritto il vecchio campo sportivo... privo di tutto, ma non di bambini con la gioia di vivere.

Pino Penny11 agosto 2007

tutto è veramente cambiato... tutto regolato... le mamme che ci tengono al gioco più dei loro figli... ma è solo una rivalsa, una piccola rivalsa... illusioni, solo uno su mille ce la farà ma i bimbi non lo sanno illusi, futuri delusi... l'importante è il presente... così diverso dal passato