Step mattutini
Giorgio Lavino
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Le pantofole s’inchiodano a terra.
I colombi dispettosi urlano la loro protesta.
La signorina del telegiornale mormora
il bakup dei soliti guai.
Il caffè è stanco di calarsi nella tazzina.
Mia moglie ricomincia a disturbare la quiete,
la mia quiete.
La porta stritola tutta la sua monotonia.
L’ascensore scende giù con la speranza
di non salire più.
L’autovettura sbuffa e fa le bizze,
poi per compassione m’accompagna in ufficio.
Per strada le ragazze dell’Est mi offrono
un pizzico della loro bellezza.
Sul lavoro i saluti di convenienza
inaugurano un’altra corsa verso
il consueto trambusto di un altro
giorno della vita,
la vita mia.
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
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