Fobie
Diana Blancato è nata a Torino, risiede a Roma, docente di Lettere al Liceo Pedagogico, ha elaborato una monografia su Cosimo Moschettini economista pugliese del Settecento e la biografia di Antonino Pizzuto, questore durante il Fascismo ed esponente dello Sperimentalismo. Ha pubblicato nel 2007, con Aletti Editore
Commenti (3)
Però oggi come oggi, sono fobie giustificate, le nostre città non sono più a misura d'uomo. C'è tanta gente straniera ed anche strana che vaga senza meta che noi non conosciamo e non capiamo neppure il loro idioma. A volte camminano in branchi e si ha paura d'incappare in queste situazioni. E sarà sempre peggio con tutti questi immigrati che stanno invadendo le nostre città, non sono tutti profughi che hanno bisogno d'asilo, ma ci sono tanti che vengono pensando di stare meglio, ma costoro dovrebbero rimpatriarli, perché in Italia non si nuota nell'oro. Delle riflessioni che condivido, perché è anche il mio pensiero. Versi apprezzati!
Condivido in toto il commento della poetessa che mi ha preceduto, Grazia Denaro. Fino a qualche mese fa pensavo, anzi credevo, che questi migranti, si sarebbero integrati, seppur con qualche difficoltà. Invece mi devo ricredere. La paura la si legge nel volto degli italiani, che pur sono disposti all'accoglienza. Ma dopo gli eventi che tutti conosciamo, affermo che se non si ponga un freno il baratro, non solo dell'Italia, ma anche della altre nazioni europee, è sotto le nostre scarpe. La poetessa ha ben descritto, l'attuale situazione.
Leggo questa composizione in chiave un po' diversa da quella dei due commenti che mi hanno preceduto, i quali mettono in relazione le fobie dell'autrice esclusivamente con il problema della recentissima immigrazione. Secondo me, la poetessa intende esprimere paure esistenziali più vaste, tipiche delle anime sensibili e un po' insicure, sintetizzate dalle parole finali (non sarò mica nessuno?) P . S . C'è a volte da avere paura più di certi nostri connazionali che degli immigrati...


