Il poco di buono
Davide Ghiorsi
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Per te che ogni volta all'osteria
mi attendevi dietro cinque carte
ed ignoravi poi perché ero via
e non tornavo mai a braccia aperte
mi nascondevo nei racconti strani
tra le parole
dei taglia gole.
Ed ogni volta che tornavo in bianco
avevo scuse poi per non restare
che ero ferito oppure troppo stanco
o un farabutto ancor da sistemare
tu sorridevi e mi contavi il tempo
ma di nascosto
cambiavi posto.
Io ti lasciai per ben due volte solo
la prima volta fu per la paura
poi venne il tempo della corsa all'oro
ed il motivo diventò premura
tornai indietro sempre a mani vuote
come son ora
e forse è l'ora.
Cosi avrei voglia di dirti stasera
fa poco freddo e mi va di uscire
ma la mia giacca color primavera
ha tutto il bavero da ricucire
ci passa un buco largo quanto un dito
dove mi han colpito
si... mi han colpito.
Cosi adesso che è cambiato il gioco
e si è oscurata l'anima nel cielo
non fuggo e aspetto con acceso il fuoco
per dirti ha vinto il tuo cavallo nero
tu hai atteso per tutta la vita
ogni mia scusa
ma adesso è chiusa.
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (1)
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Rosetta Sacchi15 settembre 2015
Originale questa poesia che si propone come un’intima analisi di chi viene definito un poco di buono, ispirata come dice l’autore alla canzone Samarcanda, che anch’io amo tantissimo. Bravo!

