La divina gioia
Terrò tesa la mano
al tuo rimorso vile
non me ne andrò lontano
dalla tua ruggine d'aprile.
Verserò nel tuo bicchiere
il mio stesso vino
alla tua salute berrò
il tuo orgoglio di spine
fino all'ultimo goccio
come fosse il resto di lacrime.
Darò impulso agli occhi
per incrociare in pieno
il tuo torrido sguardo,
brucerò i biglietti colorati
al corso sballato
perché il tuo sorriso invada
la mia rustica sera
seduto al tuo tavolo sereno
come una luna grande nel cielo.
Cullerò il desiderio
di saperti cambiato
non esisterà l'uomo che eri
al cospetto di un altro serio
e mai più, e mai più
il truffatore e il baro.
Assaporerò piano
la bellezza estrema
dell'avvenimento strano
impossibile crema
sulle labbra del vero
timido sospiro di un pensiero
aggiusta questa brutta storia
che dal dopo venga
solo un oscuro ricordo
e la divina gioia.
©
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