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Donne 16 settembre 2015 · lettura 2 min · 2792 letture

Mia zia

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Mia zia Vittorina filava la lana e intanto la zuppa sul fuoco cuoceva ma l'anima assente era a tratti lontana io so quali volti il suo sguardo vedeva. Parlava a suo figlio e a mio zio morti in mare come se fossero stati lì attorno diceva. "tra poco dovranno tornare" il cuore era fermo ancora a quel giorno. Ci son dei dolori che spezzan la mente, e lasciano il corpo incerto, vagare poi quel che sta intorno ha valor poco o niente se questo è il dolore Dio mio se fa male. E poi mi diceva: "stellino avrai fame, adesso la zia, prepara il tuo piatto", posava acqua e vino al fianco del pane, sul tavolo già apparecchiato per quattro. Ma due commensali eran fatti di niente ed io li vedevo tra l'onde del mare guardavo quel volto nel piatto, più assente forse era intenta anche lei ad affogare. Passò un moscerino e finì nel bicchiere con ali e zampine inzuppate annaspava di colpo mia zia su balzò da sedere e col cucchiaino pian pian lo salvava. Poi disse. "piccino, si stava annegando, ma adesso lasciamolo un po' respirare, magari sua mamma lo sta ora aspettando, così appena è asciutto la può riabbracciare".
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Il nome proprio della persona è frutto di fantasia. immagine presa dal web

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Davide Ghiorsi
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Commenti (3)

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Diana Blancato16 settembre 2015

Davvero simpatica e originale questa zia, la tematica di fondo è drammatica, ma sorprendentemente si riesce a sorridere grazie all'abilità dell'autore.

Daniela Zarriello17 settembre 2015

Originalità e sensibilità contraddistinguono la poetica di questo autore che sa regalarci metafore sulla vita profonde e significative, il tutto racchiuso in versi scritti con bravura, delicatezza e sensibilità ammirabili.

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adriana sini17 settembre 2015

non con la Blancato: non ci trovo alcunché da sorridere, anzi: riesce a mettere nel cuore una malinconia infinita per questa dolcissima signora che non solo non riesce ad accettare la morte per annegamento di marito e figlio, ma la vive al punto da "ritrovarla" in un insetto finito nell'acqua... è descritta meravigliosamente la pena enorme di dover continuare a vivere la routine giornaliera non volendo ammettere con sé stessi d'esser rimasti soli... e l'infinita pena di lei emerge e sommerge nei nomignoli "stellino" e "piccino" che la vecchina utilizza indifferentemente per nipote e insetto, visti come piccoli da accudire quasi in compensazione dei cari mancati. Ho trovato l'intero componimento struggente.