Tu che ti fai chiamare uomo
Francesco Falconetti
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E’ lungo questo mio viaggio, tramortito l’animo dal dolore del passaggio e dell’abbandono:
la mia terra è fiamme e dolore
la speranza in Allah è grande,
ma gli occhi dei miei figli raccontano (ormai) solo paura e morte
Così, fuggo.
E mentre tu, soldato, mi guardi, distratto, col tuo fucile
io, Samira e i piccoli seguiamo il passo di questa infinita marcia verso nord
tra la polvere dei sassi ed il silenzio
Fili spinati hai eretto sul mio cammino di speranza,
ed io mi chiedo: perché?
Ti ho chiesto di darmi da bere,
tu me l’hai negato
Ti ho chiedo, esausto, di lasciarmi libero di attraversare queste inutili barriere,
tu mi hai arrestato
Ti ho chiesto un giaciglio dove far partorire mio figlio:
mia moglie (ora) piange, per il fumo della tua ignoranza
Tu che ti fai chiamare uomo.
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L'autore
Francesco Falconetti
A volte, così docile, mi lascio cullare. Questo mutevole vento (che talvolta ritorna), mi trasporta, così lontano.
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