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Fiabe 17 settembre 2015 · lettura 2 min · 1501 letture

Il cavaliere lungo la Tiburtina (parte seconda)

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Scorta di cibo e di acqua il cavaliere bianco doveva fare mentre rapido si alzava il sole in via del Volsci dovette andare. Trovò accanto alla drogheria un drappello di giovani studenti e un maestro saccente e vanaglorioso che il passo gli sbarrò e passare non lo faceva. La torma di studenti lo circondò non lasciando scampo al cavaliere dal manto bianco. " Orsù levatevi cialtroni o con la spada e con la mano vi riempio di ceffoni." Il professor gli si pose davanti con fare inquisitorio gli si rivolse. " Tu sei del passato lo strumento di santa romana chiesa e del capitale in mano ai signori passare non potrai lurido animale." "Noi dalla Chiesa siamo rimasti autonomi e sangue verseremo di chi merita in contrappasso." A quelle ignobili parole il prode cavaliere rispose con la spada scintillò nel sole la sua lama e colpì inesorabile il venditore e quelle anime capre o agnelli che fossero si diedero alla fuga. Così lo strumento di Santa Romana Chiesa potette procedere alle provviste il ponte sul Tevere passò sul lungo tratto che l'attendeva sulla via Tiburtina tronfio che era del suo misfatto. Santo Aniene che m'accompagni quanti nemici dovrò fermare? ma io sono la legge e gli altri figli del demonio io sono del giusto gli altri nel torto. Ma ecco che dove l'affluente si aggroviglia vide un eremita con sua figlia. " Dove vai cavaliere con tanta fretta? hai sangue sul dorso del tuo cavallo e sangue non paga se non la vergogna che il bene e il male son solo una menzogna." Bella era la di lui figlia dai lunghi capelli neri e gonna molto corta così il cavaliere spostò la sporta e con rapido movimento rapì la donna prendendola dietro di se, fuggì verso il ponte del grande anello che Roma circonda.
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