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Fiabe 18 settembre 2015 · lettura 2 min · 1446 letture

Il cavaliere lungo la Tiburtina (parte terza)

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Infame è dei templari la loro casta rapiscono e violentano le donne e uccidono in nome del loro Dio coloro che altro Dio hanno. Così il cavaliere lungo la Tiburtina teneva stretta dietro di se la donna la figlia dell'eremita ora era sua e le gambe di lei cingevan i suoi fianchi. Sotto il ponte del grande anello di Roma il cavaliere scese dal suo cavallo e ammirò le gambe di quella donna che paura aveva ma anche orgoglio. Giacquero sotto un gran traliccio dove una meretrice aveva acceso un fioco la donna diede loro il suo giaciglio e amor che amore non è ebbe inizio. La ragazza pianse, mai amor aveva avuto ma di quel padre a cui fu rapita non aveva nostalgia o voglia di ricordo il cavaliere era lucente al sole di mezzogiorno. Mangiarono un frugale pasto bevvero del vino e poi ancora giacquero poi, quando lei pensava che fosse sposa lui la lasciò in compagnia della prostituta. "Ora venderai il tuo corpo come fa lei e il ricordo mio ti resterà sulla carne come questo segno che ti lascio per ricordo" e la croce templare con lama fece sul suo polso. Pianse la giovane donzella ma i cavalieri son questo nessun onore solo violenza e piacere loro non del cielo. Cavalcò il cavaliere della Tiburtina che non aveva peccati, per lui era giusto lui era cavaliere e non conte o barone come i figli primogeniti di ogni casa. Non era forse lui il difensore del Sepolcro? Poteva dunque avere ogni cosa senza che pagasse pegno alcuno nemmeno un briciolo di rimorso. Così passato che ebbe l'Albuccione passato pure il bivio di Guidonia un odore di uova marce l'assalì ma mentre galoppava si abituò. Vicino alle piscine d'acque albule montò la tenda con il suo cavallo a far la guardia dormì del giusto sogno del guerriero. Ma la sorte presto gli avrebbe dato compagno nella notte infatti un'ombra s'avvicinò a quella tenda ma di quel che avvenne sarà solo l'alba a raccontar la storia un altro giorno.
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