Fallo laterale
Pier Giorgio Cadeddu
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Come sfuma l’orlo strinato della vecchia foto,
imbronciato residuo in bianco e nero
dell’ultimo cassetto in fondo a destra,
riappare in nitore pallido e dolente
il mio gioco di ieri;
gambe bambine ad inseguire sogni e sudore
su pietraie e improbabili periferie dell’anima
tra grida e furti di giovinezza,
ombre sperdute in giornate senza fine.
Sono cresciuto invano oltre le siepi
e gli anni dei rimorsi avanzano
a riprendersi le emozioni fragili
in catalogo di strade fangose e intense
delle urla del tempo,
della notte di madre;
immobile di sasso
osservo l’espansione trofica ed insipiente
di una vita rimasta in fallo laterale.
©
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L'autore
Pier Giorgio Cadeddu
Commenti (1)
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Luciano Capaldo18 settembre 2015
L'autore con l'uso di un linguaggio versamente prezioso ed un verseggio poetico a dir poco eccellente, ha saputo regalare al lettore una poesia che induce molto alla riflessione. Anni che passano senza mai entre in rete anche se il fallo laterale consente comunque la possibilità di entrare in gioco; forse però è proprio questo che l'autore ha voluto sottolineare. Un mettersi continuamente in gioco ne varrà la pena? Molto piaciuta.

