La marcia dei compassi
Davide Ghiorsi
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Ricordo quando spensero la luna
con gocce d'acqua sporca sopra il vetro
noi fummo inchiostro tra quaderni aperti
con pagine che andavan solo indietro.
Poi errori e macchie a forma di divisa
strapparono le frasi dalla carta
lasciando i fogli bianchi senza vita
perché senza parola è morte certa.
Così ci fu la marcia dei compassi
che infransero cassetti e scrivanie
ed io con gli occhi vuoti non capivo
perché rapissero anche le poesie.
Distesi poi le pagine e le mani
accartocciate ad implorar perdono
non c'è malvagità che sia più grande
che toglier la parola a un altro uomo.
Mi ritrovai tra libri sconosciuti
fatti di rigacce e scarabocchi
reticolati immensi di asterischi
parentesi di cenere negli occhi
Non vinsero perché ero ancora vivo
perché nel cuore avevo ancor memoria
e quando un uomo è vivo e ha una matita
allora può riscriver la sua storia
Lo scrivere è qualcosa che abbiam dentro
a cui non posson dare sepoltura
e non c'è pugno o lama di governo
che possa uccider mai più la cultura.
Così se torneranno poi i compassi
a infrangere cristalli e portar via
ci troveranno pronti a dargli botta
a colpi di romanzi e di poesia.
©
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (1)
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Daniela Zarriello23 settembre 2015
Sui versi del poeta, sfilano emozioni forti e truci di un episodio storico del secolo scorso macchiato da atrocità di ogni genere. Non di meno il disprezzo per la religione e la cultura altrui sono segno di grande barbaria ed arroganza. Sempre abile Davide a suscitarci emozioni e a tener vivo il ricordo di ciò che l'uomo può fare di male ai suoi simili.

