Mulattiere
Se parto dal presupposto
rimanendo ciò che scrivo
che il mio dire è copia millesima
e miliardesima è la vita medesima
dovrò trovare uno scaffale
un magazziniere o un angolo per ripormi
ripropormi magari, domani:
in condensa sul vetro umido del mio caldo
tra le venature di occhi tramonto
appassiti petali e rigoglioso uccello
Scopo e raccolgo a quintali
da pavimenti di cemento
pagine
e pagine di tutto:
”le linee di Nazca andranno protette
per un nome che ora manca da infangare”
”l’ambiguo che già pensava al volo
sarà stato corrotto oppure un massone”
”madre, che ricordi
il talco e la bambagia
sbuffando tra sorrisi,
delicati sollievi nel liberarmi”
”piove sulle strade
e se non passeggio
al peggio scivolerò
tra lingue di gatti assetati
distratto, asciutto”
Ma oramai sono le pietre a parlare
scolpite
più di poesia che della mia sconfinata voglia di schizzare l’universo
©
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