Il cavaliere sulla Tiburtina (parte quinta)
Hariseldom
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Stava Borghello in disparte
giocava con il cane senza nome
mentre guardava lo scorrere dell'Aniene
sotto il sacro colonnato
dove la sibilla con il cavalier dialogava.
Il cane senza nome aveva della strega paura
nascosto dietro la roccia
leccava un osso di cinghiale
mentre poco lontano
un gregge pascolava.
Superba Tivoli
con ponte Gregoriano da cui
alcuni imbelli ragazzetti a capelli corti
lanciavan sassi sotto il fiume
e a tratti pesci schizzavan fuori
i ragazzi son uguali e senza terra.
Borghello provò a sentire le parole
che la maga, strega e sibilla
al cavalier diceva
un bisbigliar soffuso
un mormorio che lo stesso fiume copria.
" Cavalier di morti e di tormenti
il tuo cavallo ha lucidi finimenti
la tua armatura splende al sol d'autunno
ma il sangue che hai sparso
non ha fede o rigurado
le tue infamità non hanno che il mio sguardo."
A queste parole il cavaliere
la prese a male
s'alzò e sguainò la spada
pronto a trafigger la donna
ma un sibilo annunciò
freccia dal bosco di fronte
e prese il cavalier sulla spalla.
Non si aspettava reazione alcuna
l'uomo dal sangue nero e fiero
così lasciò cader la spada
e imprecò dei che il suo dio non ammetteva.
Accorse lo scudiero con il cane accanto
ma la vecchia lo fermò con uno sguardo
poi con mossa lesta come fosse giovane
estrasse la punta della freccia da quella spalla
e il cavalier cadde in profondo sonno.
Se era morte o sogno
Borghello non potè saperlo
che ecco alle sue spalle apparir neri guerrieri
venuti d'altre sponde
d'altre guerre
d'altri mondi.
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