La fata della nostalgia

In quella sera di vento
sulle sue cellule di microcristalli
si rifletteva la luce di una luna ottobrina.
Lo vide solitario,
attraversare il bosco,
foglie di timo e altre spezie aveva in spalle.
Lo seguì,
lungo la scia della sua rotta,
un po’ in disparte e in ombra.
Le ali viola glicine
si muovevano veloci.
Per avere la sua attenzione,
gli tintinnò nell’orecchio un canto dolce.
Gli occhi di lui la cercarono attorno,
dopo i loro sguardi si incontrarono.
Il cielo fu testimone
del loro sentimento.
Poi lei, con un filo di voce,
gli disse: “Sarai il dolore del mio ricordo, finché non ritornerai”.
Lui le porse un sogno,
il suo gioiello più prezioso,
come pegno d’amore.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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