L’ acquario
Roberto Pozzi
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Per un’insignificante frazione
dell’infinito continuo temporale,
illudendomi di aver demolito
il muro dell’ indifferenza umana,
ho sognato un utopico mondo
dominato dalla luce dell’amore.
Non volendo minimamente accettare
una potenziale devastante delusione,
baciato da una saggezza poetica,
ero fuggito dall’imposta prigionia
di un apparente santuario di vetro,
ripudiando la sicurezza degli oggetti
per perseguire il difficile percorso
verso l’incertezza dei veri affetti.
Indossando le sembianze di un semidio,
sperando nel rinnovamento spirituale
in esseri incapaci di provare sentimenti,
ho ricommesso il peccato originale.
Ritrovandomi ancora rinchiuso
nell’enorme trasparente vasca,
come protagonista di un’attuale tragedia
ero stato l’ultimo a comprendere
di non aver per niente lasciato
l’acquario della sofferenza.
Per sentirmi ancora vivo,
adesso accarezzo le sue gelide pareti,
non riuscendo a riscaldare l’anima mia
e nemmeno a smuovere l’ancorata coscienza
delle saccenti ombre che giudicano
oltre quell’invisibile barriera.
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Roberto Pozzi
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