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Riflessioni 17 ottobre 2015 · lettura 1 min · 1063 letture

L’ acquario

Roberto Pozzi 111 poesie pubblicate
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Per un’insignificante frazione dell’infinito continuo temporale, illudendomi di aver demolito il muro dell’ indifferenza umana, ho sognato un utopico mondo dominato dalla luce dell’amore. Non volendo minimamente accettare una potenziale devastante delusione, baciato da una saggezza poetica, ero fuggito dall’imposta prigionia di un apparente santuario di vetro, ripudiando la sicurezza degli oggetti per perseguire il difficile percorso verso l’incertezza dei veri affetti. Indossando le sembianze di un semidio, sperando nel rinnovamento spirituale in esseri incapaci di provare sentimenti, ho ricommesso il peccato originale. Ritrovandomi ancora rinchiuso nell’enorme trasparente vasca, come protagonista di un’attuale tragedia ero stato l’ultimo a comprendere di non aver per niente lasciato l’acquario della sofferenza. Per sentirmi ancora vivo, adesso accarezzo le sue gelide pareti, non riuscendo a riscaldare l’anima mia e nemmeno a smuovere l’ancorata coscienza delle saccenti ombre che giudicano oltre quell’invisibile barriera.
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Roberto Pozzi
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