Grandine
Occhi vitrei al cielo
e il vecchio avaro disse pioverà
tastando la sua ernia
palla di bigliardo fuori uso
-Il sole sogghignante salutò
tra un vuoto veloce dei vapori
di anime nere scudi a ravvedi
mentre un lampo tracciò la rotta
per un riparo sotto una gonna
a un cane impaurito
-I gabbiani sommarono le loro croci
in abbozzo di processione
e corsero a un rudere
lieto nella parte d'approdo
-Il tempo, stanco
di tante scorpacciate di orologi
saturo d'insulti
sposò nuvole e offese
e sulle macchine suonarono confetti
di ghiaccio quanto un pugno
-Tra le fruste dei rami
che licenziarono le foglie
e il boomerang delle tegole
si levò una preghiera
e un'ammissione di colpa
-Io al riparo sicuro pensai
al superlavoro dei carrozzieri
e alle bozze arabesche
sulle lamiere delle auto
e alla mente m'apparvero
i ditini dei bimbi sorridenti
in libera matematica di conta
tra un incavo e l'altro
-
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Commenti (1)
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M
Marina Como26 agosto 2007
un bel linguaggio e stupende descrizioni di una grandinata, un libero scorrere di pensieri che ne farebbero una poesia molto bella se non fosse per la chiusa, ove pare che il poeta la sminuisca con una punta di sfida al lettore, peccato.