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Introspezione 1 novembre 2015 · lettura 2 min · 1752 letture

I circensi

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Era una notte di neve di quelle che non possono aver altro colore perché c'è solo il bianco e c'è solo il silenzio a scolorir le ore. Ed io da dietro i vetri li vidi come un sogno, come un'illusione i carri dei circensi comparir dal niente come una canzone. Era l'ottantaquattro avevo dieci anni e un padre contadino mai avevo visto il circo, mai udito il mondo nè mai assaggiato il vino. Rimasi affascinato da tutte quelle risa, da tutti quei colori che pure a piedi scalzi avrei affrontato il gelo e sarei corso fuori. Ma eran di passaggio e verso la frontiera fuggivano di corsa si richiudeva il buio lasciando il velo bianco sopra ogni voce persa. E dopo pochi istanti di quella meraviglia non c'era più alcun segno lasciando dietro ai vetri lo sguardo di un bambino che aveva visto un sogno. Poi dopo mille inverni li vidi riapparire come un eterno gioco con file di cavalli, pagliacci, trampolieri e perfino un mangia fuoco. Chissà da quale inconscio tornarono ora indietro, chissà da che frontiera salivano dal cuore portando nella mente l'incanto di una sera. Ma neppure questa volta poterono fermarsi o portarmi via con loro i carri dei circensi ti passan nella mente e poi rimani solo. Li vidi allontanarsi portandosi ogni risa, portandosi ogni suono lasciandomi negli occhi lo sguardo di un bambino pur se ora sono un uomo.
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Davide Ghiorsi
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Commenti (4)

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Patrizia Ensoli1 novembre 2015

Versi affascinati scivolano in un ritmo perfetto, quanta magia negli occhi e quanto disincanto " fuori " ma come dice l'autore, il tempo scorre ... ed è nel ritrovarsi scoprirsi ancora fanciulli che vive il trucco magico del " nostro " circo. Certamente un'opera di grande contenuto.

Cristiano De Marchi1 novembre 2015

Amarcord... sento una musica che descrive l'istante... bella la pellicola in bianco nero, belle le sensazioni e le immagini che in essa si perpetuano. Galleggiano i versi di questa bella poesia, galleggiano nei ricordi di chi ha vissuto e fotografato un momento unico. Plauso alla sensibilità...I ricordi sono pilastri della nostra vita!

carla composto1 novembre 2015

lirica di spessore... risa che durano poco rimane solo il sorriso di un bambino ora divenuto uomo... bellissima metafora ...un poeta che non ostenta che ci parla con il cuore... ottima stesuta il mio plauso

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adriana sini1 novembre 2015

Mi piace segnalare il contrasto accennato dalll'autore tra la vita faticosa e rude del padre contadino e l'esistenza gioiosa ed apparentemente libera da ogni legame dei circensi: agli occhi d'un bimbo che guarda dai vetri appannati di una finestra (metafora dell'assoluta ingenuità infantile) il carrozzone in transito diventa il sogno d'una vita meno dura di quella che quotidianamente solca rughe su viso di un padre stanco. La penultima strofa lascia nel cuore la nostalgia x tutti quei sogni irrealizzabili da bambini, irreali da adulti.