Madama aurora

Langue ancor dormiente
quel ciel che mellifluo estende
nel tenebroso oblio,
si crogiolano le tardive stelle
mai propense al temporaneo addio.
Tremolano simili a votive fiammelle
e mentre sciolgon le notturne ore
già, un timido chiarore,
è araldo d’una benvenuta aurora.
Già stempera a oriente il nero profondo
e nell’esotico punto par che il ciel s’accenda...
alba che d’auspicio ancor s’adorna
e spera
con quel cirro che di roseo si colora
e come erratica inflorescenza
vaga nel celeste impero.
Gagliarde sono le divine briglie
di quel sovrano che va spirando altero
e intanto...
lasciano il campo pur gli astri d’argento.
Timida sorge ancora madama aurora
quindi, non più preludio metterà l’accento
ed esploderà solare in un tripudio...
spande l’apoteosi in quel ciel volubile,
padre d’arcobaleni, venti e temporali,
è come sorriso che s’accende improvviso
e scalda ogni briciola di spazio condiviso!
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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