Adesso ho timore delle mie labbra

Ho timore delle mie labbra
da quando ti hanno sfiorato.
Le mie labbra
sulla punta delle tue dita
e i miei seni
nelle tue mani.
Il tuo tempo
sul mio tempo,
come inodore indelebile.
Se con una carezza
mi strappi l’anima.
Se vuoi strafare
quando io sono già persa.
Ed è soltanto lo sfiorarsi di due corpi?
Che cosa non hai ancora che io ti posso dare?
Quando perdo
il senso dello stupore.
Quell’animo innocente
che mi fa ancora immaginare,
immobilizzare dalla meraviglia,
sorprendere quel tanto che basta per continuare a sognare.
A volte vivere cose infauste
fa perdere anche la capacità di restare a bocca aperta
per quelle belle.
Allora mi domando
se non sarebbe stato meglio che tutto fosse rimasto astratto:
una lettera,
un attendere di qualcosa di virtuale.
Cerca di capire,
tu sei una cosa bella,
dunque a chi voglio darla a bere:
assaporarti è stato estasiante.
Anche se necessito
di almeno ventiquattro ore per riavermi.
Ma adesso che è passato assodato,
non so neanche più io cosa cerco.
Forse soltanto te,
anzi,
innegabilmente,
ancora e ancora.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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