Il viaggio
Con quanti occhi potrò mai guardare
alzarsi la sabbia dei giorni che restano
è caldo e procace quel seno
di vergine astante
cavalca ancor meglio d’un uomo
sedotta da sete e damaschi
rimanga imbandita la tavola
adorna di bianco e tramezzi
lo stomaco vuoto
non sa darsi pace
le mani abbassate
d’un sordo che legge
saprà interpretare
un sol rigo digiuno
ingurgita il buio
qual mesto riparo
e suona risposte l’ottuso strumento
di colpo comprende
e s’arresta
stazione ignuda e remota
dolente compare
gli giunge
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