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Sociale 19 novembre 2015 · lettura 1 min · 1036 letture

Diamoci una mossa

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Giuseppe La Marca 97 poesie pubblicate
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Non può esserci pace senza guerra contro chi spacca e brucia la mia terra con il pretesto di un antico torto da un giorno all'altro forse sarò morto. Non trovo un’altra via se non le armi per chi ha deciso oggi d'ammazzarmi nessun incontro per trovar l'uscita col terrore che stermina la vita. Non persone ma solamente bestie schegge di morte barbare e moleste portatori di un credo ingannatore che professa e si lega con l'orrore. E tu che gridi forte integrazione pur cancellando ogni tradizione non avendo né fede né rispetto per la croce incisa sul mio petto vuoi spendere ancora il tuo parlare o decidiamo insieme cosa fare?
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Le preoccupazioni di un adolescente di fronte ai fatti di Parigi e altro.

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L'autore
Giuseppe La Marca

Il mio nome è Giuseppe La Marca, frequento il Liceo Classico e grazie al mio prof. delle medie (anche lui autore del sito), in me è nata la passione per la poesia e, attraverso i suoi insegnamenti, ho iniziato anch'io a scrivere e a pubblicare su questo sito. Il nome Komandate l'ho scelto perché è anche il soprannom

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Commenti (5)

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Grazia Denaro20 novembre 2015

Messaggio giusto e sacrosanto, col buonismo, siamo arrivati ad avere questi carnefici in casa nostra, ma poiché agiscono nell'ombra, hanno il vantaggio di poter agire di sorpresa seminando stragi. Trovo giusto essere preoccupati ed agire quanto prima: Inutili sono le chiacchiere e le discettazioni che si vanno facendo per sciorinare ognuno la propria opinione.

Ausilia Giordano21 novembre 2015

Tematica attualissima e difficile da trattare. Bellissimo testo. Condivido pienamente l'impronta data e il messaggio espresso dal poeta.

Antonio Biancolillo21 novembre 2015

Non solo preoccupazioni di adolescenti... ma anche di tutti noi... Tantissime sono le decisioni da rivedere per queste "schegge di morte" ...tanti i dubbi a cui rispondere... E lo sento questo grido di ribellione che nasce dalla stanchezza di oggi... Molto apprezzata...

NicolaGiordano21 novembre 2015

Di integrazione si parla tra culture e per culture, NON si dice in linguaggio corrente "integrazione" riferendosi a singoli o a gruppetti di terroristi, quindi se le parole hanno un significato, anche il precedente "bestie" travalica le responsabilità dei singoli e dei piccoli gruppi ed è rivolto a un'intera cultura o al limite a un'intera comunità di immigrati. E a questo punto è lecito chiedersi, chi è che poi decide all'atto pratico se persona o bestia? I futuristi postpaneuropeisti? Quelli con la crocetta incistata da qualche parte?

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Giuliano Esse23 novembre 2015

Ci sono momenti, di fronte a un "nemico" che non riesci a comprendere e che non ha orecchi per ascoltare e occhi per vedere, con imparzialità, ma è oscurato dal suo non sentire e non vedere, in cui mandi a quel paese i tuoi valori e vorresti scoppiare, reagire in modo inconsulto. Ecco così mi sono sentito la sera del 13 novembre e ancora ora è un bruciare dentro. Io credo che il giovane autore questo abbia voluto dire... senza carezzare le parole.