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Riflessioni 28 novembre 2015 · lettura 4 min · 617 letture

Diamanti d'Autunno

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Peann Tobair 68 poesie pubblicate
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Diamanti d’autunno Ovunque il bianco vaporeo... ammanta e avvolge ogni creatura come fosse respiro di terra, del tempo e di stagione; così fino all’ultimo degli orizzonti più prossimi divenuti l’estremo dei circostanti per ogni parvenza di vita. Il Sole in assenza di calore, lascia che giunga il riverbero a ciò che quasi appare pigro di scegliere la vita, mentre compone l’immagine compiuta del suo ritorno, quale unica guida al profumo di freddo. Ombre come veli pallidi che assumono la forza da ciò su cui si depongono, disegnando contorni e linee di confine quali unici segni tra le due dimensioni di opposta direzione... ma non solo. Ciò che quasi appare reale dal sogno compiuto, notturno e diffuso nel suo stesso sentore, crea come fosse riflesso di un semplice rintocco e da ciascuna presenza, raggiunge la sua prossimità. Cristalli d’erba accompagnano ogni sguardo fino a giungere dove tutto ciò che segue la propria via, assume per incanto il passo verticale segno di ogni nascita. Nel mezzo assoluto di un gioco sottile divenuto d’orpello, ornamento e decoro, sia fatta gara a cingersi di fili argentei in pregio di Luce, seppure a lei indifferenti. Brina di perla inanellata, come fosse transito e traccia insieme, testimone di un sortilegio come se volesse rendere d’arte, il filo stesso del suo percorso. Tutto quello che sceglie e accoglie questo gioco, è compiuto nella Magia d’arabeschi e florilegi, portata di ramo in foglia fino al muto acciaio, che rende merito a sé e onore alla fantasia. Nei pochi e piccoli doni che ancora la Natura ama che le appartengano, lascia che adornino ogni aspetto d’espressione e trova di sé, il modo più bello per compiere la sua vanità. Ovunque ci sia Acqua pigra e saggia lei scorre quasi lieve sebbene sappia ciò che accade lungo le sue spalle, così decide che il suo respiro lasci traccia di sé quando diviene fiato, come fosse l’essere in vita ma di terra. È questo il modo per cui nell’ordine delle cose, ciò che regola e sancisce il trascorso del tempo e della vita, esige che si perpetui l’avvolto velo non dipinto... ma divenga dunque vivo. Sia l’Anima d’impulso ma non preghiera bensì frutto d’unione, di tre respiri che fattisi reali e poi sospiro, si compiano nel vero. L’uno sia d’acqua... presenza di vita e di quiete, il cui senso d’esistere è quello di giungere dove ne sia l’attesa. Poi sia quello di terra... immobile ma così appare, d’essere al suo levarsi l’omaggio che appartiene al luogo prescelto d’origine. Infine sia chi dal cielo... non giunge né s’innalza, bensì s’avvolge come fosse l’abbraccio al colmo di ogni sguardo. Solo ciò che abbia origine alla vita dalla stessa madre, possiede il diritto al pari d’ognuno, al quadro mutevole di sé e d’immagine viva... ma nella sola circostanza che vi possa appartenere. Ora per Natura, sia giunto il tempo di sciogliere la sua promessa stipula con se stessa e di rappresentare, seppur compiuta, la propria bellezza. Colei che diviene chiama a sé il Vento fedele amico di sempre, che mai le tradirà l’attesa fattasi ormai strumento del tutto impotente, al proprio compiersi tra gli struggimenti. È lui che raccoglie ciò che avvolge ogni creatura, come la vita stessa rimasta e sospesa nel respiro immobile, e reca con sé il calore di quella luce libera ora e finalmente. Ma sebbene lui porti il muto cambiamento, non compia altro di ciò che si pone come sia l’avvento di nuovo all’esistenza, perché lei divenga da sospesa a nuova. È percorso compiuto in nome di ciò che sappia essere certezza del proprio avvenire, quando la vita diviene aspetto e sostanza, apparenza e contenuto, scoperta e significato. Figure indistinte d’Anime stagliate: cieche... perché di solo movimento, reali... perché incedono d’incontro, indifferenti... perché racchiuse nel circostante, sagome rassegnate a sé come fossero vestite di sola luce ma che acceca... in nome della vita.
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L'autore
Peann Tobair

"...quando al di là della mia Anima e di ogni soffio del mio tempo, mi resterà l'ultimo punto, dopo l'ultima lettera, alla fine dell'ultima parola, che concluderà l'ultimo pensiero, allora e solo allora, le parole siano libere e facciano a meno di me..."

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