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Dialettali 13 dicembre 2015 · lettura 2 min · 2262 letture

Urbe N. 2

DaviD 63 poesie pubblicate
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“Guardati dalle idi di marzo!” me disse, così de straforo, Spurinna. E io feci ‘n barzo quer giorno passando dar Foro Sapete, ero 'n po' assorto, pensavo a Vercingetoríge nemico leale ormai morto annato a nuotà nello Stige. De tutta la Gallia er campione m’avea quasi turlupinato, si nún fosse stato fregnone e io er mejo homo creato Ma tanto a cosa è servito de giungere fino a Londinium se a Roma m’avean tradito osandome toje l’Imperium? Er Bruto, er Cassio, st‘ infami adesso me leccano er culo, perché so’ oramai du’ rottami seduti a cavallo de’n mulo; ma quanno volevo apparare je davano retta a Catone, capoccione a nun ascoltare la proposta der buon Cicerone. Eppure nun era insensata, ma so’ er più ‘nvidiato der foro e alla guera l’hanno portata, li stramejo mortacci loro! Alla fine c’hanno scajato co’ Pompeo e Tito Labieno, e Dictator so’ diventato Divus Iulius né più e né meno. Me ricordo er timore pe' Silla co’ zio Mario che me proteggeva ora c'ho la mia stella che brilla ma un presagio dar cor nun se leva. Visto mai sti quattro straccioni cui magnanimo diedi perdono se tramutano in fieri leoni e la morte me porgono in dono? Ma no dai, che vado a pensare l’indovino m’ha suggestionato, ora vado ar senato a votare so’ invincibile, predestinato!
#Politica#Roma#Cultura#Pericolo#Libertà
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I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma l'uomo di coraggio non assapora la morte che una volta. La morte è conclusione necessaria: verrà quando vorrà. (atto II, scena II- Giulio Cesare di William Shakespeare)

L'autore
DaviD

Vivo di passioni fulminanti. Le brucio con veemente intensità, la storia, la chitarra, la poesia, insieme al calcio che è la croce mia. Alcune poi ritornano pressanti. Ormai dovrei saperlo alla mia età. Perció finchè m'aregge e nun m'annoio, v'ammorberò co' quarche mia poesia nell'illusione de fa' spunta' un sori

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