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Dialettali 14 dicembre 2015 · lettura 2 min · 1169 letture

La preghiera di un povero

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Andrea Garofalo 34 poesie pubblicate
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Vuless nu Dio cu'e call mies'e man e cu'e pezz n'coppe e casun Dint'a na casa scarrupata mmies o’ vascio: mai na rafa e sole e o’ cess fora a porta, n’coppa a grariata Nunn’o vulesse acculturat o inteligente ma gnurant e alfabet comme se dice: ca nu sapesse ne scrivere ne leggere Tu mo m’addumand pecché nu Dio accussì... Ma s’ capisce, pecché accussi canuscess a fatica, a sufferenz e tutt’e stient de na vita E allor vuless vede po jo si ancora a facess a differenz tra chi è figlio a Isso e chi nu l'è niente Traduzione Vorrei un Dio coi calli sulle mani e con le toppe sui pantaloni Dentro una casa diroccata in mezzo al basso: mai un raggio di sole e il gabinetto fuori dalla porta, sopra la scala Non lo vorrei acculturato o intelligente ma ignorante e analfabeta come si dice: che non sapesse né scrivere né leggere Tu ora mi chiedi perché un Dio così... Ma si capisce, perché così conoscerebbe la fatica, la sofferenza e tutti gli stenti di una vita E allora vorrei vedere poi io se ancora facesse la differenza tra chi è figlio a Lui e chi non gli è niente (non gli appartiene)
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L'autore
Andrea Garofalo

Spesso frammenti di vita vissuta o incontri occasionali o situazioni particolari, ti lasciano un segno nell'anima! Allora raccolgo le risonanze che affiorano e le trasformo in favole o racconti di fantasia, qualche volta in poesie (ma senza una metrica precisa.... un po da autodidatta). Spero mi scuserete per questo!

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Commenti (2)

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Luciano Capaldo15 dicembre 2015

Potrebbe apparire blasfema al primo impatto ma non lo è affatto e raccoglie sicuramente il griudo dipserato di tanti emarginati nella vita vuoi per povertà vuoi per sfortuna. Persone che abitano un pianeta in cui si parla tanto di fratellanza ed invece si creano continuamente discriminazioni. Forse un Dio com suggerisce l'autore non è una bestemmia ma sicuramente sarebbe più attuale. Molto apprezzata per coraggio ed efficacia.

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Maria Francesca1 gennaio 2016

Poesia realistica, dove la sincerità dei sentimenti del povero emerge nella semplicità.Non vi è alcuna forma di preghiera, solo l'umiltà che esprime gli infiniti disagi della propia condizione