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Fantasia 15 dicembre 2015 · lettura 2 min · 1030 letture

Il giorno in cui la luna se ne andò

Hariseldom 1264 poesie pubblicate
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Stavano i poeti a rimirar stelle a parlare di gabbiani e a scomodar la luna dedicavano versi alla sua fortuna e odi alle loro belle. La luna stufa di tanta melensa genia decise di partire che era appena alba fece i suoi bagagli in tutta fretta e corse via come una saetta. Ora era tempo di luna oscura quello è il tempo della paura così nessun subito si accorse della sua dipartita salvo una elettricista poco vestita. Una che per arrotondare il suo stipendio la notte accendeva falò lungo la via maestra e la luna, la luna a lei garbava perché rendeva la pelle nera più chiara. Oh luna, luna che sei fuggita in altri cieli sei smarrita torna qui da me e portami via dalla terra e da questa stessa via. Nessuno mi chiama come elettricista ma solo per rifarsi con le mie gambe la vista ma io voglio coltivare fiori e pescare cefali al porto degli spenti amori. Così la luna ne ebbe compassione e venne a prendere quella donna su un barcone navigando arrivarono in un nuovo mondo che era quadrato storto e poco tondo. Ma, ma era un mondo dove i viventi non s'abbuffavan tutti ai quattro palmenti ma distribuivano le risorse a tutti secondo i loro corsi. Lei non dovette vendersi per amore nessun poeta le regalò dei versi ma si bagnò in quel mondo d'umanità d'uguali a tutto tondo.
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