Tutto quello che avrei voluto
Hariseldom
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Oggi spengo candele
nel fiume Pescara
che di pesci non ne ho pescato
nemmeno al ponte delle Fascine.
Oggi guardo via D'Annunzio
i negozio abbandonati
come fascine mai raccolte
come amori sconsolati.
E mentre guardo tutto quello
tutto quello che è il passato
tra due contratti di assicurazione
di quattro bastardi figli di stuoie
penso a quello che avrei voluto
a tutto quello che ho perduto
mentre Pescara non sa nemmeno
di guerriere curde e dell'omicidio di un armeno.
Tutto quello che avrei voluto
una pizza seduto a tavola
con i ragazzi una volta al mese
e una casetta senza pretese.
Ma non è stato così
non è andata in questo modo
e una canzone arrugginita
la porterò a piazza Sacro Cuore
vicino a una chiesa dove una suora
ci parlava dell'inferno e del demonio.
E tutti gli anni che ho sprecato
tra bandiere rosse e baci sotto vento
e tutti gli anni che non ho conquistato
che utopie senza ragione.
Gli anni del movimento
di mani tese
e della chiesa
di una radio privata di fronte al mare
e di un dolore di quel non ho saputo dare.
E sono quello che chiamato poeta squattrinato
seduto ad un panchina ad osservare un verde prato
mentre accennano ad un corteo
militanti senza emozioni
prendendosela con chi sta male.
E nemmeno i soldi per un funerale
per un concerto delle praterie
o uno scoglio a Mompracem
dove mi portò mio padre
andato via troppo presto dalla nostra vita
spegnendo solo una preghiera
tra quelle candele del mio fiume e del mio mare.
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Hariseldom
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