Odore di ferodo incandescente (Shyness)

Mi spogliavi del mai
- mai potrò saperti –
in quella sera di nebbia.
L’aria muschiata
accompagnava i miei infiniti passi
per raggiungerti.
In quel cubo ardesia,
lustro e fuori dallo spazio.
Dopo i nostri respiri, finalmente
- l’arrivo insperato –
vicini.
La tempesta dei tuoi occhi
si acquietava nei miei.
Il brulicare delle venature dell’iride
era ormai un suolo uniforme
sul quale camminare.
E mi smarrivo,
a piedi nudi,
in quel tuo accogliermi terso.
Sicuro e da manuale
stavi nel mio sguardo,
mentre tremavo
contro i tuoi lustri sagaci.
Scivolavi sul mio lato destro,
dove il battito arrivava indiretto.
E la tua bocca proferiva
un incredibile morbido
sul mio seno.
Così chiari i nostri corpi,
di un chiaro formidabile
alla luce flebile della stanza.
Quando l’ammansito vortice del bacio,
come un invito cauto,
mi tratteneva sulle tue labbra.
Poi il silenzio
imbrattava il nostro saluto.
E l’odore di ferodo incandescente
della mia timidezza
era quel che rimaneva sulle tue dita.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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