Quel magico sentore

E’ ancor di festa
quel magico sentor che in aria aleggia
...come diafana percezione bussa
e al cor quanto lieve poggia.
Son aromi ch’espandon nell’aria,
quel profumo speziato d’agrumi
che sollecitano ricordi ormai remoti,
quando il gelo era veramente gelo
e artigliando disponeva quel suo velo.
Oh... i buffi pupazzi nel disadorno giardino
e l’affondo con tonfi quasi fossi un felino
nel candido manto oltraggiato
dal passo e quel fiato rappreso,
come cirro bizzarro nell’aria sospeso.
Quanto fascino quell’imberbe Natale
quando tutto parea meraviglia,
quel sentor di cannella e vaniglia
che spandeva in cucina
col calor della legna che arrossava al camino.
Quante risa di bimbi con i giochi in famiglia
ad attender l’avvento del Santo Bambino
e seppur miseri e sporadici i doni,
i gridolini sorpresi con carezze e attenzioni.
Quante mani solerti ad allestire il presepe
con il sentore muschiato delle soffici zolle,
con pastori sbrecciati e gli ovini smarriti
o a carpir l’agrifoglio da selvatica siepe.
E la mente ancor corre
alle messe notturne con quei cori stonati,
ma col cuor che infantile, scandiva accorato.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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