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Poesia 20 dicembre 2015 · lettura 2 min · 654 letture

L'avvicinarsi del Natale

e
ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Ce l'ho fisso il Natale in una nicchia incastonata al cuore, ed è come un presepe spento per tutto l'anno e si riaccende in questi giorni d'avvicinamento. Ed è il Natale dei miei lontani giorni a Barberino, tempi di guerra, poco per nutrirsi, scarsi i vestiti... cappotti rovesciati riscaldamento... a brace, lo scaldino! Che freddo imbrividiva nell'invernale neve in un paese sotto l'Appennino! Ma il bambino dimentica la guerra il freddo, la miseria, lo sconforto, se il giorno di Natale quella stanza la cucina economica riscalda con ciocchi di legname a tutta fiamma. Fumano i cappelletti a mezzogiorno, la tavola è imbandita come a reggia ed i bambini attendono soltanto la sorpresa finale: ecco il panforte! Mi ricordo che sempre lo svolgevo e godevo al sentire lo scrocchiare del foglio argenteo che lo conteneva, i bambini... era tutto un gran gridare. Cerco ancora un panforte come allora, coperto a mano con l'antico foglio, ora a macchina solo è inscatolato, e più io non lo sento mentre scrocchia... Ricordar ciò mi reca tenerezza ed una gran malinconia nel cuore. Ma gli altri dove sono, mi domando ch'eran con me alla tavola imbandita? Dormono tutti il loro quieto sonno dispersi in cimiteri anche lontani, lo scoglio han superato della vita... ed io sono rimasto a ricordare.
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Scrivo questo ricordo, che non potrà essere forse definito poesia, dato anche l'altalenante cambio di stile che non mantiene precisa struttura. Ma si può sempre incatenare il ricordo in una struttura metrica, e qualche volta non è forse lecito seguire l'onda tumultuosa delle memorie e lasciare da parte la tecnica? Se qualcuno non capisse il significato di “cappotti rovesciati” sappia che allora l'indispensabile cappotto, quando era liso e consumato... veniva, dal sarto o da qualcuno della famiglia che sapeva cucire (e allora ce n'erano) rovesciato, e sembrava che fosse tornato nuovo!

e
L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (4)

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Luciano Capaldo20 dicembre 2015

Mi fa piacere che di tanto in tanto il poeta si ricordi che non esiste solo tecnica e metrica all'esasperazione ma anche cuore da condividere con il lettore sviscerando il suo sentire e riuscendo a trasformare in vocabolario le sue emozioni facendole arrivare non solo come ricordo ma anche come calore, affetto umano. I miei sessant'anni non possono pescare se non nei ricordi io sono stato più fortunato ma ricordo che i miei pantaloni di velluto a coste alla fine dell'anno erano di velluto liscio quasi un fustagno. Bei tempi quelli. Grazie al poeta per questa stupenda lirica la cui fluidità e musicalità e forma anche un po' colloquiale è di gran lunga superiore a tante altre ermetiche da analizzareper comprendere un cuore... semplice.

Paola Riccio20 dicembre 2015

Come già una volta scrissi al poeta, le sue liriche ricordano F. Villon, vedo che anche altri l'hanno notato. Considero un valore aggiunto la capacità di esprimersi in metrica, va detto però che certe immagini come i cappotti rovesciati, la guerra e la chiusa finale sono Arte che non necessita di rime.

alias Marina Pacifici20 dicembre 2015

Una poesia colma di nostalgia e delicatezza. La dolcezza del ricordo ed il sapore amaro del rimpianto rivivono nella memoria di quel bel paese, Barberino, ridente fra le colline mugellane, che si riaccende come un Presepe alla mente del poeta in una serie di rimembranze che il cuore, oltre la nebbia degli anni, non ha dimenticato. Rivivono la gioia e la purezza dei bimbi d'allora che nel tanto bisogno sgranocchiavano un pezzetto di panforte come in un sogno. Indimenticabile l'immagine della famiglia riunita a celebrare la festa col poco condiviso col cuore. Struggente la chiusa dove il Poeta si ritrova solo: i commensali d'allora riposano all'ombra del cipresso. E' rimasto lui soltanto a ricordare... Eccellente poesia!

A
Antonio Terracciano21 dicembre 2015

Il poeta ha, con (troppa) modestia, scritto di non avere usato la tecnica in questa poesia, ed un commentatore e una poetessa in bacheca ci sono cascati! Invece io la tecnica la vedo, eccome! Quasi tutti i versi sono degli endecasillabi sciolti, arricchiti da alcuni settenari e da alcuni quinari, con un solo verso, se ho visto bene, di dodici sillabe (ma in realtà un quinario più un settenario): questo vorrei ricordare soprattutto al primo commentatore, che non vede la tecnica né la metrica, ma che avverte, a ragione, la fluidità e la musicalità (come mai?)