L'avvicinarsi del Natale
Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata
Commenti (4)
Mi fa piacere che di tanto in tanto il poeta si ricordi che non esiste solo tecnica e metrica all'esasperazione ma anche cuore da condividere con il lettore sviscerando il suo sentire e riuscendo a trasformare in vocabolario le sue emozioni facendole arrivare non solo come ricordo ma anche come calore, affetto umano. I miei sessant'anni non possono pescare se non nei ricordi io sono stato più fortunato ma ricordo che i miei pantaloni di velluto a coste alla fine dell'anno erano di velluto liscio quasi un fustagno. Bei tempi quelli. Grazie al poeta per questa stupenda lirica la cui fluidità e musicalità e forma anche un po' colloquiale è di gran lunga superiore a tante altre ermetiche da analizzareper comprendere un cuore... semplice.
Come già una volta scrissi al poeta, le sue liriche ricordano F. Villon, vedo che anche altri l'hanno notato. Considero un valore aggiunto la capacità di esprimersi in metrica, va detto però che certe immagini come i cappotti rovesciati, la guerra e la chiusa finale sono Arte che non necessita di rime.
Una poesia colma di nostalgia e delicatezza. La dolcezza del ricordo ed il sapore amaro del rimpianto rivivono nella memoria di quel bel paese, Barberino, ridente fra le colline mugellane, che si riaccende come un Presepe alla mente del poeta in una serie di rimembranze che il cuore, oltre la nebbia degli anni, non ha dimenticato. Rivivono la gioia e la purezza dei bimbi d'allora che nel tanto bisogno sgranocchiavano un pezzetto di panforte come in un sogno. Indimenticabile l'immagine della famiglia riunita a celebrare la festa col poco condiviso col cuore. Struggente la chiusa dove il Poeta si ritrova solo: i commensali d'allora riposano all'ombra del cipresso. E' rimasto lui soltanto a ricordare... Eccellente poesia!
Il poeta ha, con (troppa) modestia, scritto di non avere usato la tecnica in questa poesia, ed un commentatore e una poetessa in bacheca ci sono cascati! Invece io la tecnica la vedo, eccome! Quasi tutti i versi sono degli endecasillabi sciolti, arricchiti da alcuni settenari e da alcuni quinari, con un solo verso, se ho visto bene, di dodici sillabe (ma in realtà un quinario più un settenario): questo vorrei ricordare soprattutto al primo commentatore, che non vede la tecnica né la metrica, ma che avverte, a ragione, la fluidità e la musicalità (come mai?)


