Quando mi sarai sposa

Ti afferrerò come dolcezza vuole
su cuscini di pizzo
lavati
dal pianto di un dolore antico
quando i tuoi giorni erano vuoti
e le tue notti
erano sogni in fuga
scagliati lontano
come una freccia avvelenata dal tempo
ti porterò in un mondo
dove non esiste il luogo delle cose
dove lo sguardo mio
non ha bisogno d’occhi
per guardarti
ove nessun sguardo
potrebbe mai vederti
e poi disseterò la tua arsura
sarò acqua
per la tua bocca asciutta
e pelle per le tue assopite membra
e fuoco
che scalderà il tuo ventre
fino a riempirti di vita
per rinascere con te
in quell’attimo
oltre l’infinito.
©
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L'autore
Turan
Commenti (1)
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Francesco Rossi5 gennaio 2016
Ti porterò, disseterò, assumono sostanza in questa bella poesia d'amore.

