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Fantasia 10 gennaio 2016 · lettura 1 min · 945 letture

Sogno di morte e d'abbuffata

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ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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Ho fatto un sogno che sembrava vero, ero rinchiuso dentro ad una cassa che stavano interrando al cimitero... intorno dei parenti la gran massa. Mentre la terra attorno mi calava e mi giungeva il tonfo delle zolle la memoria improvvisa mi portava a una dimenticanza, ma che folle! Un amico m'aveva già invitato questa sera a una cena sopraffina a casa sua, facendo un bel grigliato compresa la bistecca fiorentina. Mi sono rammentato ch'ero morto e a quella cena non potevo andare, quel ricordo l'ho avuto "obtorto collo" rassegnandomi, niente c'è fare! Ed ho imprecato contro il mio decesso che mi ha impedito quella gran mangiata e mi son detto: "Sono proprio un fesso a perdermi una simile abbuffata". Triste per l'occasione ormai mancata mi son preso la testa fra le mani pensando irato: "Grande buggerata, almeno fossi morto io domani!"
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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (2)

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Luciano Capaldo10 gennaio 2016

Che simpatico sonetto ricco di ironia e verità. Nei sogni spesso la paura o la circostanza di essere sepolti e questo altro non è che una nostra proiezione che psicologicamente ha rilevanza nel nostro stato d'animo evidentemente predisposto alla morte. Non mi sembra questo il caso però trovo particolarmente interessante la sfida fra spirituale e materialità. Ognuno poi, come di fronte ad un quadro, legge quel che vuole . Molto apprezzata nel suo pur semplice contenuto ma molto molto divertente.

A
Antonio Terracciano10 gennaio 2016

Da giovane andai al cinema a vedere "La grande bouffe", o "La grande abbuffata", un film di Marco Ferreri allora appena uscito, in cui un gruppetto di amici (tra i quali un indimenticabile Ugo Tognazzi) decide di suicidarsi nel modo più piacevole che possa esserci, mangiando cioè fino all'eccesso. Questa poesia di Lorenzo (non un sonetto, una volta tanto) mi ha fatto rivivere piacevolmente un po' quell'atmosfera, e potrebbe candidarsi ad essere un valido epilogo di quel famoso film: i morti, insaziabili, resuscitano per potere poi di nuovo morire nel più dolce dei modi!