Alla Salomè del ritratto

Che splendore bambina
la crudele fragilità che vibra nei tuoi occhi
Il profumo di oceani e le onde
che tagliano la testa ai sogni
Fulmini la tenerezza nelle tue mani
Accarezzarle è stato perdere il fiato
in un Ade incantato
Tra i vortici dei tuoi capelli
Diavoli si dissolvono
Le stelle si frantumano
mentre Tu, con grazia divina il Tempo divori
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano20 gennaio 2016
"Sa l'o mè, an t'l'a te" ("Se l'ho io, non l'hai tu") : questa era l'unica Salomè che conoscevo da bambino, inserita nel gioco di parole che faceva la mia nonna pesarese. Per comprendere appieno quella bellezza maledetta, quel simbolo della lussuria, quella ragazzetta fatale (altro che "Lolita"! ) , rappresentata a teatro (Wilde), in pittura (Moreau), e soprattutto in letteratura (Flaubert, Laforgue, Mallarmé, Heine, Huysmans: "Elle commence la lubrique danse qui doit réveiller les sens assoupis du vieil Hérode") , bisogna avere una certa età, e l'autore di questa poesia, con la scelta di efficaci ed adeguate parole, penetra bene nell'animo perverso di quella fanciulla.