E fui madre di te
Anna Maria Scamarda
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E tu
fosti fragile foglia
impotente al destino.
Volteggiavi su me
domande, richieste,
e quei t’Amo soffiati dal vento...
Io t’udivo... smarrita in un cielo lontano,
come a sfuggire un lamento, un presagio...
che al cuore pesava cemento.
E il macigno era greve, e t’Amavo...
E fui madre di te,
e correvo fra corsie d’ospedali e bianche figure
che spettrali bruciavano il tempo.
Non ricordo le notti separate dal giorno,
era tutto un sudario di albe e tramonti
che sfilavano come alberi stanchi...
impauriti, fra binari veloci
che han perduto la nozione del tempo.
Ricordo quel gelo costante
come un grumo sul cuore
e l’angoscia
e il silenzio...
Ogni tanto
mi porgevi fra le mani un sorriso,
ed io lo cullavo...
come un bimbo malato
che vuole ancora
ascoltare il sole sul prato.
Nelle ossa dolenti al mio pianto,
mai più sposa infelice d’un ritratto d’Amore
al suo flebile canto...
Sol nell’anima gridava il dolore.
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Anna Maria Scamarda
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