Se ne parlava sottovoce
elena rapisa
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Era l'ultima casa, più oltre solo il mare.
Una casetta sbilenca, una corda tesa,
un telo sdrucito quale distintivo,
unico confine al sole.
Vi abitava lei con un gatto ozioso
e di notte vendeva a chi lo chiedeva
un'ora d'amore.
Fosse giovane o vecchio la sua porta era aperta
per chi reclamava un pur breve languore.
Si diceva, ma sottovoce, che il prevosto muovesse rasente
sgranando il rosario,
me le donne giravano al largo
segnandosi in fretta.
Lei estirpava spine fra le lenzuola e un angelo
all'alba rimaneva senz'ali.
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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